
Niccolò Budoia
23 settembre 2026
CIAR
Clamoroso colpo di scena nell'intricata vicenda dell'esclusione di Bostjan Avbelj dal Rally Due Valli. Ci si aggiorna il 2 ottobre.
Ha del clamoroso l'ultimo sviluppo impresso alla vicenda della squalifica di Bostjan Avbelj dal Rally Due Valli, gara che lo sloveno aveva vinto prima dell'esclusione decretata in sede di verifica quando la sua pop-off non si era aperta entro i termini imposti dal regolamento. Ora si apre un altro capitolo: la valvola verificata a Verona era la stessa di quella verificata a Roma? E come è avvenuto il trasferimento?, la sostanza.
Verte attorno a questo dubbio la decisione di Claudio Zucchelli, il presidente della Corte sportiva d'appello che ha chiesto ulteriori verifiche agli organizzatori, ai tecnici e agli sportivi veronesi: "A fronte
dell’accusa formulata ex-novo circa un possibile falso materiale, la Procura federale richiedeva un approfondimento istruttorio presso gli organizzatori della gara e presso le strutture tecniche di ACI Sport competenti per il corretto trasferimento del componente da esaminare dal luogo della gara fino al secondo banco prova ubicato a Roma", si legge nell'ordinanza, e poi poco più avanti: "Il Collegio ritiene di dover audire i responsabili dell’organizzazione della gara e il personale dell’area tecnica di ACI Sport che hanno condotto le operazioni relative alla seconda misurazione (nelle persone del commissario tecnico delegato Giuseppe Gargiulo e del presidente del collegio dei commissari sportivi Claudio Gasparrini). Il Collegio ritiene, altresì, di dover richiedere al medesimo personale l’esibizione di tutta la documentazione idonea a dimostrare dettagliatamente le precauzioni adottate per assicurare che la valvola pop-off smontata subito dopo la gara dalla vettura n 5 sia la stessa che è stata misurata nel banco prova di Roma", si legge.
Se quei dubbi non dovessero essere fugati si costituirebbe addirittura il "falso materiale", ovvero il reato che si configura quando viene alterata la materialità e la provenienza fisica di un documento. Dubbi gravissimi, ai limiti della distopia, su cui la Corte non ha voluto chiudere nessun occhio. Certo si tratta di accuse molto gravi, che rischierebbero di gettare un'ombra sull'intero motorsport italiano.
La Procura d'altro canto ha chiesto di respingere con durezza tutto il resto del ricorso presentato da Avbelj. Questo si basava essenzialmente su due punti. Il primo, che l'aver più e più volte verificato la valvola pop-off avesse indotto uno stress meccanico che ne avrebbe quindi compromesso la verifica finale. E poi che "l’avvenuta accensione di una spia di malfunzionamento avrebbe dovuto indurre gli operatori a bloccare l’esame tecnico e a rinviarlo in altra sede", si legge nell'ordinanza.
A questo la Procura ha replicato "funditus" (ovvero, dalle fondamenta) al ricorso: "La valvola pop-off è un componente meccanico destinato ad essere aperto e chiuso anche più volte nel corso della gara, per cui le ripetute aperture e chiusure subìte nella prima prova tecnica a Verona non possono avere inciso sull’attendibilità della misurazione effettuata a Roma", le parole dell’accusa, che prosegue: "L’accensione della spia citata dal ricorrente costituisce soltanto una sorta di early warning per l’operatore, avvisandolo della circostanza che la batteria di alimentazione del macchinario palesa un livello di carica basso, non incidendo minimamente sull’attendibilità della misurazione effettuata", dichiara.
Ora si passa a un secondo fronte, ovvero la verifica della procedura con cui la valvola è stata trasportata da Verona a Roma. Il 2 ottobre ci si aggiorna, nella speranza condivisa ovunque che una decisione venga presa prima di Sanremo. In modo tale da poter incoronare un nuovo campione italiano senza dover aspettare le carte bollate.
A questo link è scaricabile l'ordinanza della Corte sportiva d'appello, nella sua interezza.

Due Valli, nuovi sviluppi sulla vicenda Avbelj
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